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La provincia di Modena ha sempre avuto una forte attenzione alla gestione delle demenze, anche e soprattutto per il forte impatto di questa condizione sia sui servizi sanitari (compreso l’ospedale) che sociali e per l’impegno che coinvolge un numero elevato di famiglie (caregiver) e operatori della rete, tanto da portare la comunità scientifica, a livello nazionale e internazionale, a parlare di “modello Modena”.

Fin dall’avvio del progetto regionale demenze alla fine degli anni ’90, la provincia di Modena ha sempre espresso una forte attenzione alla necessità di creare una rete diffusa territoriale per la gestione delle persone con demenza e delle loro famiglie, con la scelta di realizzare un Centro per i Disturbi Cognitivi (CDCD) in ogni Distretto. Questa attenzione si è anche realizzata attraverso una buona integrazione con la rete dei servizi, le associazioni di volontariato e l’ospedale (supporto alla diagnosi e gestione dei casi complessi) e attraverso la creazione di un modello assistenziale basato sul coinvolgimento, fin dalla diagnosi, del medico di medicina generale. Contemporaneamente è stato dato impulso allo sviluppo di servizi specialistici (dal Nucleo Ospedaliero Demenze ad Alta Intensità Assistenziale presso Villa Igea ai Nuclei Demenze per assistenza residenziale temporanea nelle CRA, fino ai Centri Diurni Demenze) per rispondere alla vera emergenza del problema demenze, ovvero i disturbi comportamentali, e ridurre ricoveri ospedalieri inappropriati e istituzionalizzazione precoce.

Parte di questo lavoro prezioso è rappresentato dal contrasto allo stigma, che resta ancora molto elevato e che contribuisce all’isolamento e alla mancata richiesta di auto da parte delle famiglie. Occorre pertanto una forte azione di sensibilizzazione nei confronti dei cittadini e delle comunità, attraverso lo sviluppo di progetti come quelli della “Comunità Amica delle persone con demenza” (o Dementia Friendly Community), già avviati su scala internazionale. L’obiettivo è permettere alla persona con demenza di rimanere nella propria casa il più a lungo possibile, offrendo ai familiari maggiori risorse e opportunità per sostenere il loro lavoro di cura.

Attualmente con dieci Comunità amiche delle persone con demenza la provincia di Modena è la prima in Italia per numero di comuni che stanno lavorando in questa direzione e che hanno aderito al network internazionale.

Sul territorio provinciale sono state avviate alcune sperimentazioni, a partire da quella di Formigine che ha aderito al progetto proposto da Alzheimer’s Disease International nel 2019, a cui sono seguite nel tempo le proposte dei Comuni di Maranello, Nonantola, San Prospero, Mirandola e San Felice sul Panaro che hanno formalizzato i tavoli promotori grazie all’impegno delle associazioni dei familiari locali. Nel settembre 2022 si è aggiunto il Comune di Modena, mentre nell’anno in corso è stata la volta di Camposanto, Sassuolo e, l’ultimo in ordine temporale, Carpi.

Inoltre, per favorire una maggiore integrazione tra servizi e professionisti, i Centri per i disturbi cognitivi e demenze sono stati inseriti dal 2020 all’interno delle Case della Comunità, punto di riferimento del territorio per l’accesso alle cure primarie con punti di accesso ambulatoriale sul percorso disturbi cognitivi a Castelfranco Emilia, Bomporto, Finale Emilia, Spilamberto, Sassuolo, Montefiorino, Pievepelago, Fanano, Sassuolo, Formigine, Novi e Rovereto. Sono in programma le aperture presso Concordia, Guiglia e Montese, in modo da assicurare una presa in carico dei casi su tutto il territorio provinciale, il più vicino possibile ai cittadini.

Fondamentale è anche il lavoro che si sta facendo con le associazioni e le comunità locali (non solo le associazioni Alzheimer ma anche quelle legate al mondo degli anziani e le associazioni di categoria) per promuovere iniziative che vanno nella logica della prevenzione della demenza e dell‘inclusione per combattere isolamento e stigma. Fra le tante iniziative è doveroso citare le Palestre della Memoria diffuse nei Distretti di Castelfranco Emilia e Modena ed avviate anche negli altri distretti (Pavullo, Mirandola, Carpi, Vignola e Sassuolo), il progetto In Forma Mentis (ginnastica, nutrizione e allenamento della memoria) e quelli legati all’invecchiamento attivo che si stanno facendo in collaborazione con la Medicina dello Sport (fra cui la ricerca AirAlzheimer per la quale l’Azienda USL ha vinto un apposito bando).

Oggi infatti è noto che la demenza si può prevenire: l’ultimo rapporto dell’Alzheimer’s Disease International, recentemente pubblicato, conferma che sulla base delle più recenti evidenze scientifiche sono 12 i fattori di rischio per l’insorgenza di questa patologia, e precisamente l’inattività fisica, il fumo, l’abuso di alcol, l’inquinamento ambientale, i traumi cerebrali, l’isolamento sociale, il basso livello di istruzione, l’obesità, l’ipertensione, il diabete la depressione e la perdita dell’udito. Questi fattori, se adeguatamente controllati, possono ridurre di circa il 40% i casi di demenza e vanno contrastati attraverso una forte azione sugli stili di vita e il monitoraggio sulle patologie croniche: ambiti, questi, su cui la Regione Emilia-Romagna e le aziende sanitarie intendono rafforzare il proprio impegno. 

Per questo motivo diventa importante proporre progetti di comunità che vanno nella direzione dell’invecchiamento attivo: oltre al progetto “Comunità Amiche” sono strategici i progetti che in maniera diffusa sul territorio regionale vengono condotti da parte dell’AUSL e dei Comuni in collaborazione con le associazioni di volontariato, i sindacati pensionati, le associazioni di categoria. 

Un grande lavoro di squadra che la Settimana Alzheimer vuole evidenziare e promuovere e soprattutto far conoscere ai cittadini, perché “di demenza si deve parlare”.

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Ultimo aggiornamento: 28-03-2024, 12:03