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| VILLA GANDINI |
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La Villa Gandini è nota anche come Villa della Resistenza o Aggazzotti, rispettivamente dal nome del parco in cui è inserita e dal nome della famiglia che l’ha posseduta nei decenni centrali del secolo scorso. Al termine degli impegnativi lavori di restauro e consolidamento iniziati nel 1997 e terminati nel maggio 2000, che hanno restituito l’originario splendore all’edificio, l’Amministrazione Comunale, al fine di valorizzarne la storia, ha deciso di intitolare la villa in memoria della nobile famiglia che ne fu proprietaria dalla fine del Settecento, segnandone profondamente la vicenda architettonica e artistica. I Gandini, nobili modenesi legati alla corte estense, divennero proprietari dell’edificio a partire dal 1791; all’epoca, si trattava di un settecentesco casino di caccia, di dimensioni inferiori rispetto alle attuali. Fu Pietro Gandini (1796-1875), colto mecenate e collezionista, a promuoverne la trasformazione nelle odierne linee d’elegante classicismo. Egli affidò il progetto di ampliamento a Francesco Vandelli, architetto al servizio dei duchi d’Austria d’Este, la cui fama è legata al nuovo Teatro Comunale di Modena, inaugurato nel 1841. Accanto al Vandelli operarono nella villa, sempre su commissione di Pietro Gandini, altri artisti dell’ambito accademico modenese della Restaurazione: il pittore Domenico Baroni, discepolo del famoso Adeodato Malatesta, autore delle quattro tele di soggetto biblico nell’atrio; lo scultore scandianese Luigi Mainoni, che plasmò gli splendidi bassorilievi sulle porte della sala dei ricevimenti; Luigi Manzini, pittore modenese, che eseguì le otto scene bibliche nel ballatoio della stessa sala. Il soffitto ovale dell’atrio, che riprende la pianta elissoidale del vano, sottolineata dalla balconata in ferro battuto, accoglie una decorazione tardo neoclassica su temi mitologici, floreali e agresti, in sintonia con la funzione della villa, residenza estiva per lo svago; mentre gli elementi musicali alludono alla passione per la musica di alcuni esponenti della famiglia, come il compositore Alessandro Gandini. Una seconda fase di interventi è dovuta alla committenza del conte Luigi Alberto Gandini (1827 - 1906) nipote di Pietro, dal quale ereditò la villa nel 1871. Luigi Alberto, noto per aver costituito la famosa raccolta di tessuti antichi poi donata al Museo Civico di Modena, di cui fu anche direttore, affidò ad Andrea Becchi, decoratore e scenografo della scuola carpigiana, gli abbellimenti della sala da pranzo ovale e della sala dei ricevimenti. Nella sala da pranzo Becchi esplicò la sua vena di decoratore d’interni, ideando l’elegante arredo in rovere, e l’affrescatura di settori delle pareti e della volta elissoidale, seguendo un progetto di arredo globale di cui lasciò altri esempi importanti a Carpi e a Modena. Luigi Alberto lasciò la villa alla figlia Albertina, sposata al conte Filippo Salimbeni; la coppia non ebbe figli e, dopo un breve periodo in cui la proprietà passò ai Taracchini, ricchi possidenti terrieri, la villa pervenne agli Aggazzotti. L’acquirente Giulio Aggazzotti Cavazza ne mantenne la proprietà dal 1935 al 1959, provvide all’ammodernamento della villa, installando impianti idraulici e di riscaldamento e sostituendo pavimentazioni e rivestimenti. Negli anni ‘60, a Ludovico Aggazzotti Cavazza (1919-1998), nipote di Giulio, si deve un ulteriore riassetto dell’edificio; a questo periodo risale la collocazione delle due statue in materiale lapideo raffiguranti figure femminili, sul prospetto meridionale. Inoltre Ludovico commissionava al pittore modenese Uber Coppelli i quattro dipinti con scorci vedutistici nella sala dei ricevimenti, in sostituzione delle tele seicentesche con soggetti biblici ed evangelici del bolognese Girolamo Negri detto il Boccia, e una coppia di tele con scene di caccia, impiegate come sovraporta. In esterno venivano costruiti il campo da tennis e la piscina. Negli anni Settanta, la villa venne ceduta dalla famiglia Aggazzotti all’Amministrazione Comunale che ne fece la sede della Biblioteca Comunale. |
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